AeroPiaceri: aeroporto che vai, ma che cibo trovi?

Qualche tempo fa, leggevo i risultati di un’indagine riguardante le preferenze rivolte al cibo servito a bordo. Un viaggiatore del cielo deve prima o poi tornare a terra e trasformarsi in un Aeroattesista. E quale leccornia attirerà il goloso?

Nei diversi Stati Europei, seppur con le dovute differenze, l’offerta gastronomica è piuttosto omogenea. Uno dei motivi è, sicuramente, la massiccia presenza di multinazionali che permettono, ad esempio, di far trovare all’italiano il suo caffè e il suo panino ovunque. Trovare delle tipicità è oramai un’eccezione.

Dove l’aeroporto di Francoforte si trova nella condizione di dover accontentare palati geograficamente distanti, Düsseldorf e Monaco di Baviera possono permettersi di pubblicizzare la propria birra o la propria cucina locale.

Dove in Italia si prediligono bar ed espresso, nel nord dell’Europa prosegue la tradizione di pane, panini e dolci accompagnati da uno strano caffè lungo.

Se in Germania l’identità turca si manifesta anche in aeroporto, la Svizzera rimane fedele alla sua eterogeneità presentando cioccolata, fondue e rösti.

Se in Inghilterra, Irlanda e Scozia whisky e birra non possono mancare, cosa sarebbe Vienna senza una Wiener Schnitzel e una fetta di Sacker, o la Norvegia senza salmone e acquavite?

Quali sono i Paesi più attaccati alla loro identità locale? La Spagna, il Portogallo, l’immancabile Francia, che non rinuncia ai suoi cafè e ai suoi vini, e l’isolata Islanda.

Suona tutto troppo come un enorme stereotipo? Ma non si dice "Dimmi cosa mangi e ti dirò in che aeroporto sei"?

Se, poi, dal locale si può godere di un affascinante scorcio sulla pista, l’appetito aumenta.

Non vi è venuta fame?

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